Editoriale

SEMBRA IERI, MA SONO GIA' PASSATI 25 ANNI !

di Giuseppe Fabrizi

Sembra ieri…. ma sono già passati 25 anni!

E' già trascorso un quarto di secolo quando, nell'ormai lontano settembre del 1988, è comparso nel panorama editoriale siciliano, e della provincia di Trapani in particolare, “l'Arco”.

L'Arco voleva essere il simbolo riconoscibile di una appartenenza a Mazara del Vallo, che ha nell'Arco Normanno l'emblema della città stessa. Ma nell'idea del fondatore il nuovo giornale stava anche significare uno stimolo, un pungolo, un arco appunto che, lanciando come dardi i suoi articoli,

intendeva pungolare una sonnacchiosa e stagnante città, dove un'arabeggiante atmosfera induceva i cittadini mazaresi di quel periodo storico a pensare “che il non fare era più faticoso del fare e che il fare qualcosa era spesso oggetto di critiche feroci o di gratuita derisione”.

Auspicio dell'Arco diveniva quello che “le nostre piazze o i nostri circoli diventassero fucine di intelletti attivi, veri e propri centri propulsori di scambi culturali tra cittadini impegnati e vivi socialmente e non soltanto dal punto di vista biologico” . Se poi qualcuno, come noi, smuoveva qualcosa, ebbene ciò doveva avvenire per forza chissà per quali reconditi motivi, e allora si diceva: “chissà chi o cosa c'è dietro tutto ciò!”.

Questo atteggiamento quasi di diffidenza ha accompagnato il giornale per un po' di tempo le uscite del nostro giornale, perché nessuno riusciva a capacitarsi, in un momento dove tutto avveniva per tornaconto personale, che si potesse fare qualcosa, o addirittura stampare un giornale, spinti soltanto dall'amore profondo e viscerale verso questa nostra città di Mazara.

Ecco invece che siamo qui a festeggiare i 25 anni dell'Arco e la sopravvivenza dello stesso in un periodo temporale di ben cinque lustri, durante i quali molti giornali, più o meno liberi e più o meno dotti, locali e provinciali, hanno attraversato niente come meteore piccoli spazi temporali, cadendo poi nel profondo oblìo. Noi invece ci siamo ancora, e ancor più, con motivato orgoglio, possiamo dire che ci resteremo…!

Buon compleanno….. a noi!

 

NON C’È NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE… ANZI D’ANTICO !

di Giuseppe Fabrizi

La novità, a volte, può essere….. il ritorno all’antico!

Da qualche mese si discute a Mazara sulla necessità, più volte anche da noi suggerita, di abbattere l’orrendo attuale Palazzo di Città per restituire a Piazza della Repubblica il decoro e la dignità architettonica che la storia nel tempo le aveva assegnato. Prima di imporre però una soluzione non condivisa da tutti sarebbe opportuno ricordare che questa piazza, certamente il “salotto architettonico” della città, era prima dell’attuale scempio urbanistico, che ormai risale al 1974, il simbolo della “polis”, la cartolina che nella metà del secolo scorso veniva più venduta ai turisti e ai mazaresi stessi che la inviavano per posta, perché, assieme all’Arco Normanno, costituiva il simbolo della nostra amata città! Sarebbe bene anche ricordare, ma lo faccio solo per chi non ha studiato la lingua latina, che repubblica viene dal latino “res publica” che significa letteralmente cosa pubblica, ovvero bene pubblico!

Partendo da questa semplice premessa etimologica mi sembra quindi giusto e pertinente che tutti i cittadini si esprimano su quale ritengano che sia la soluzione architettonica più idonea ed armoniosa nel contesto architettonico della piazza, visto che poi gli stessi dovranno viverci, passeggiare, discutere ed ammirare e magari litigare! Il primo cittadino che è naturalmente il sindaco di tutti (almeno così ci sentiamo dire ad ogni elezione politica!) farebbe quindi bene a tener conto del parere delle persone che saranno poi gli “utilizzatori finali” della piazza stessa.

Dopo la fine del ventennio fascista e dopo la caduta del muro di Berlino tutti gli abitanti del pianeta, e quindi anche i mazaresi, si sentono più liberi e più partecipi della”res publica”! Da qualche anno abbiamo assistito con attenzione alla ricerca della valorizzazione del centro storico e soprattutto dell’antico quartiere arabo e della spiaggia in città, sul lungomare Mazzini. Ebbene questo altro non è che il ripercorrere le memorie storiche del nostro tempo e del nostro essere mazaresi.

E allora proprio per questo si faccia uno sforzo per portare Mazara alla condizione urbanistica e architettonica del secolo scorso. Si faccia e al più presto il ripristino dell’antica facciata del vecchio e caro Municipio con l’orologio, che con le sue linee morbide e con il prospetto in tufo ben si armonizzava con il contesto della piazza, cioè con la Cattedrale, con il Seminario e con il Palazzo Vescovile. Non calpestiamo, come spesso purtroppo è stato, la nostra storia!

E’ già successo tanti anni fa quando con una delibera del consiglio comunale di Mazara si impose la distruzione del Castello Normanno sul mare, uno dei pochi esempi al mondo, per progettare e costruire una villa comunale, che, in quel tempo poteva trovare ben più facile e logica collocazione su altre zone del lungomare stesso, allora praticamente disabitato! E allora, per favore, Signori della politica mazarese, non facciamo il bis! Parafrasando quindi le parole di Giovanni Pascoli, tratte dalla sua celebre poesia “L’aquilone”, potremmo concludere la vicenda mazarese affermando che “non c’è niente di nuovo sotto il sole, anzi d’antico…!”

 

RIFACCIAMOLA COSI' ...

 

 

ERRARE UMANUM EST, PERSEVERARE AUTEM DIABOLICUM

di Tonino Salvo

Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Frase attribuita da alcuni a Sant’Agostino e da altri a San Bernardo, anche se poi vi è un’altra versione (il cui autore è sconosciuto) che ha  modificato la frase cambiando la parola ”diabolico” con “bestiale” per Cui si può anche dire: Sbagliare è dell’uomo, ma perseverare nell’errore è delle bestie.

E’ di alcuni giorni addietro la notizia, apparsa anche nei periodici locali (G. Mulè ne "L'arco" e N. Asaro in "Mazara on line"), che finalmente si sta cercando di correggere l’errore di 40 anni addietro.
Problema diverse volte portato all’attenzione dei nostri concittadini da circa vent’anni in alcuni giornali locali (cito solo l’Arco: N. Corleo, il sottoscritto" ed altri negli anni novanta) e mai affrontato.
Si potrebbe dire “meglio tardi che mai” purchè non si sostituisca l’attuale “orrido” con un altro edificio che poi bisognerebbe “digerire” per altri 40 anni o più.
Al peggio non c’è mai fine, anche se ad onor del vero mi sembra difficile che si possa avere un risultato peggiore dell’attuale.

Ma il punto principale, a mio modesto avviso, è quello di riflettere e non farsi prendere dalla fretta come sembra sia accaduto quando l’Amministrazione Comunale pro tempore, deliberò, se non vado errato, di affidare ad alcuni ingegneri ed architetti (Almanza, Gagliardo, Misuraca) la progettazione e la costruzione dell’attuale “palazzaccio”.

Nei riguardi dei progettisti l’unica eventuale colpa da imputare loro mi sembra sia quella di aver progettato un edificio che sicuramente non era da inserire in una piazza come la nostra; ma da professionisti hanno fatto il loro mestiere progettando un edificio, da destinare a Municipio, che era stato loro commissionato. Colpa ben più grave, a mio avviso, ed imperdonabile è da addebitare agli Amministratori che hanno approvato tale progetto non riflettendo minimamente sull’obbrobrio che stavano autorizzando con la costruzione di questo “palazzaccio”.

Visto il risultato e la reazione quasi unanime dei mazaresi sembra che la giustificazione dell’Amministrazione (a posteriore e dopo che non c’era più nulla da fare) sia stata quella… ”di aver dovuto fare in fretta perché stavano scadendo i termini per un cospicuo contributo…”.
Oggi, a differenza di ieri, non mi pare che ci siano scadenze tali da non poter ponderare bene quale soluzione adottare prima di “perseverare” nell’errore.

Quello però che ci dovrebbe far temere il peggio è che, come sembra, la Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali abbia gia dato il suo parere favorevole.
Se ricordo bene la Soprintendenza aveva bocciato il primo progetto presentato dal nostro concittadino Consagra in quanto ”… risultava  più alto del Seminario e del Palazzo Vescovile...”. Successivamente il Consagra ne approntò un altro che per motivi vari non andò in porto. A tal proposito la mia coscienza mi impone di confessare che sul momento (come del resto molti mazaresi) non ero pienamente in sintonia con tale progetto anche se poi mi sono ricreduto e comunque sarebbe stata un’opera del Maestro, unica nel suo genere, che avrebbe potuto richiamare turisti e studiosi nella nostra città.
Anche il prospetto che oggi si vorrebbe realizzare risulta più alto dei due palazzi storici della piazza ma questa volta non si sa con quale criterio pare sia stato approvato l’edificio progettato che dovrebbe sostituire l’attuale.

Perchè non ritornare invece al prospetto del vecchio Municipio, come richiesto in tutti questi decenni dalla stragrande maggioranza dei mazaresi?
Cioè al “vecchio” ma armonioso e “riposante” (se mi si concede il termine) Municipio con l’orologio in alto al centro che fece bella mostra di sé per tanto tempo in una delle più belle piazze d’Italia.
Municipio che iniziato nel 1734, come riferito dall’abate Vito Pugliese, ebbe nel corso dei secoli altri interventi: nel 1767, nel 1848; e nel 1897 anno in cui venne installato l’orologio.
Non mi si venga a dire che ciò sarebbe in certo qual modo un voler “copiare il passato”. Ed anche se ciò fosse vero perché non dirlo allora anche alle Amministrazioni Comunali, ai Sindaci ed ai cittadini di Venezia e Bari che hanno ricostruito il teatro La Fenice ed il teatro Petruzzelli così come erano prima della loro distruzione a seguito dei rispettivi incendi?

Sono sicuro che se si ricorresse ad un referendum almeno il 60% dei mazaresi voterebbe a favore di quest’ultima soluzione cercando di dimenticare che in tutti questi anni ed ancora oggi si è costretti a sopportare “l’orribile visione” di un edificio che rappresenta purtroppo  una “nota stonata” nella partitura musicale che, prima dello scempio, suscitava un’armoniosa melodia nello spettatore che in silenzio ammirava lo “scenario” lasciatoci in eredità dai nostri avi.

 

 

 

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